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I capelli nella storia – L’antico egitto

Quella dell’antico Egitto è una delle prime culture di cui conosciamo il culto della bellezza. L’evidenze archeologiche – dipinti, manufatti, parrucche e scritture – rivelano tutte la grande importanza che all’epoca veniva attribuita ai capelli. Considerati sacri, già allora ci si preoccupava del diradarsi e dell’ingrigirsi della capigliatura, correndo ai ripari nella speranza di preservarne la bellezza il più a lungo possibile.
Nonostante questo, era uso comune per tutte le classi sociali radersi la testa per prevenire l’insorgere di parassiti e per mitigare l’effetto del caldo, oltre che per ragioni di carattere religioso. Le più giovani portavano i capelli corti o raccolti in una coda di cavallo, mentre i bambini avevano la testa completamente rasata, tranne per alcune lunghe ciocche lasciate penzolare su un lato della testa, chiamate ‘il ricciolo della gioventù’, lasciate fino alla pubertà e indicanti la connessione con il dio Horus.

Contrariamente a quanto quest’abitudine possa far credere, gli antichi Egizi prediligevano i capelli folti e le acconciature elaborate, create con l’uso di extension e parrucche realizzate con capelli veri, crine di cavallo, foglie di palma, paglia e filamenti di lana di pecora. Solitamente divise in tre sezioni – una che scendeva sul dorso e due su ciascun lato della parte anteriore, fino al petto – venivano tinte di una varietà di colori che spaziavano dal blu al verde, dal biondo al dorato, con una predilizione per quelle nere create con l’indaco.
Le parrucche, realizzate dai barbieri personali o dalle donne, venivano indossate anche dagli uomini, più piccole, ma più elaborate nel design rispetto a quelle dell’altro sesso. Spesso profumate con oli essenziali, si credeva potessero migliorare la sessualità delle donne e, allungandone visivamente il collo, ingentilirne i tratti.